Ci sono piatti che raccontano un paese meglio di qualunque descrizione. A Tortolì, in Ogliastra, quel piatto è il culurgione: una pasta ripiena chiusa a mano con una piegatura che ricorda una spiga di grano. Ogni anno il paese gli dedica una sagra, nella settimana della festa di Sant'Anna, e per qualche sera il centro cambia funzione e diventa una grande tavola diffusa.
Un piatto nato povero
Il ripieno dei culurgiones di Tortolì è semplice e preciso: patate, pecorino, menta e aglio o cipolla. Si servono con sugo di pomodoro e una spolverata di pecorino grattugiato. Nessun ingrediente costoso, nessuna scorciatoia: in origine era un piatto della tradizione agropastorale ogliastrina, pensato per usare bene quello che c'era in casa e per sfamare senza sprechi.
Il tempo ha fatto il resto. Quello che nasceva come cucina di necessità è diventato un simbolo identitario, e la sagra è il momento in cui questa trasformazione si vede tutta insieme: lo stesso impasto che un tempo si preparava in silenzio nelle cucine di famiglia oggi riempie le vie del paese e attira visitatori da tutta l'isola.
La chiusura a spiga, un gesto di famiglia
La parte più riconoscibile del culurgione non è il ripieno ma la chiusura. Il bordo viene pizzicato a mano, alternando i lati, fino a formare la spiga che sigilla la pasta. È una tecnica che si impara guardando e ripetendo, tramandata in famiglia più che sui ricettari, e che distingue una mano esperta da una alle prime armi nel giro di pochi secondi.
Durante la sagra capita spesso di poter osservare questo gesto da vicino. Vale la pena fermarsi a guardare: è uno dei pochi casi in cui una tecnica domestica viene mostrata in pubblico senza diventare spettacolo, semplicemente perché fa parte del modo in cui il piatto viene preparato.
La sagra per le vie del paese
La formula è quella della degustazione diffusa: stand gastronomici distribuiti lungo le strade, punti di assaggio, palchi per la musica. Non c'è un unico luogo in cui tutto accade, e questo è il bello: si cammina, ci si ferma, si riparte. Il flusso di persone si distribuisce e anche nelle serate più affollate resta possibile muoversi con relativa comodità.
Alla parte gastronomica si affiancano musica e balli tradizionali, con i gruppi che si alternano nel corso della serata. Il ballo sardo, in queste occasioni, non è una dimostrazione per turisti: si forma da solo, si allarga, si stringe, e chi guarda finisce spesso per entrarci senza accorgersene.
Come viverla senza stress
Qualche accortezza rende la serata più piacevole. Conviene arrivare presto, quando le file ai banchi sono ancora corte e la luce permette di orientarsi nelle vie; portare contanti, perché non tutti i punti di assaggio adottano le stesse modalità di pagamento; vestirsi comodi, perché si sta molto in piedi. Chi viaggia con bambini farà bene a concordare un punto di ritrovo: il centro è affollato e le vie si somigliano.
Da Arbatax la distanza è minima, circa quattro chilometri fino al centro di Tortolì, pochi minuti d'auto. Per chi soggiorna a Villa Diletta questo significa poter partecipare senza organizzare nulla di complicato: si esce nel tardo pomeriggio, si cena lungo le vie della sagra e si rientra con calma, senza dover programmare spostamenti lunghi a fine serata.
Date e programma: dove informarsi
La sagra si tiene ogni anno in prossimità della festa di Sant'Anna, verso la fine di luglio, ma giornate, percorso degli stand e programma delle esibizioni possono cambiare di stagione in stagione. Per avere informazioni affidabili su date, svolgimento e modalità di partecipazione conviene fare riferimento esclusivamente ai canali ufficiali del Comune di Tortolì e della Pro Loco, che pubblicano il programma aggiornato nelle settimane precedenti.
A pochi minuti dalla sagra
Villa Diletta si trova ad Arbatax, a pochi minuti d'auto dal centro di Tortolì: una base comoda per partecipare alle serate della sagra e rientrare con calma.